COLLEZIONE


IL MIO LAVORO


DICONO DI ME


  • Sabrina Piscaglia
    Riflessi, riverberi, bagliori. Trasparenze, opacità, ombre. Le opere di Davide Medri generano una concatenazione potenzialmente infinita di avvenimenti luminosi. Molto più che semplici oggetti di uso quotidiano, esse sono vibranti metafore dell’energia vitale che contraddistingue questo artista. Caleidoscopi concepiti per reagire ad ogni variazione della luce, gli specchi di Davide irradiano l’ambiente circostante, scolpendolo. Avvolgente, caldo, intimista, lo spazio trasfigurato sembra raccontarci di un tempo altro, fatto di prodigi e sogni, sospeso tra realtà e immaginario. Una breccia si apre allora per lasciar intravedere un frammento del mondo pensato che risiede oltre lo specchio. Non abbiamo più bisogno di attraversarlo, come fa Alice, il paese delle meraviglie è qui, ad investire il nostro quotidiano per rivelarci il mistero e la magia nascosti in un bagliore.
    Sabrina Piscaglia
    Parigi Giugno 2009
  • Bruno Rainaldi
    Sono fatti tutti a mano. Anche le tesserine di specchio. Tagliate una a una e posizionate singolarmente e tutto questo avviene in un laboratorio luminoso, con ampie vetrate che affacciano su una di quelle strade provinciali che tagliano in due metà i paesi che attraversano. Da lì passano in auto, a piedi, in bicicletta gli abitanti di quei luoghi, la Romagna. Salutano Davide e i suoi collaboratori con un cenno dall’altra parte delle vetrine. Qualcuno entra per un caffè. Non è una favola. Non è impossibile produrre senza vergogna alla luce del sole. Non è impossibile che in un ambiente di lavoro ci sia spazio per una risata, una visita di un amico, un pò di musica. Professionalità, competenza, manualità e passione non risentono di un pò di allegria. Chi ci guadagna sono il cuore, la forza espressiva, la vellezza. E di bellezza si parla davanti al lavoro di DAVIDEMEDRI, riflessa e senza confini. Chi si porta a casa un suo pezzo non porta a casa solo un bel pezzo, ma un progetto di vita coerente pieno di rispetto e armonia.
    Bruno Rainaldi
    Milano Maggio 2009
  • Cristina Morozzi
    Lo specchio, oggetto che marca i confini tra immaginario e simbolico, diventa, incorniciato di specchi, riflesso non solo di immagini altre ma anche di se stesso. Pulviscolo di bagliori che moltiplicano e frammentano la sua nitida superficie. Pensati, disegnati e manufatti da Davide Medri, designer, mosaicista, giovane artista di strada, di quelle strade di romagna dove una intuizione può trasformarsi in una realtà pur sempre onirica e riflettere le sue molteplici sfacettature, proprio come si conviene a questi oggetti spontanei, figli geniali, divenuti affascinanti presenze. Quadrati, tondi, rettangolari, da parete, a grandezza umana o piccoli pregiati castoni, sono specchi per specchiarsi, riflettere luce e accendere imprevedibili bagliori nella penombra delle stanze. Specchi vestiti in abito da sera, vanesi e narcisi che rimandano se stessi e specchi che…rinascono, ecologici, perchè incorniciati di frammenti di specchio recuperato, materiale a perdere che trova nuova vita grazie al soffio creativo del progetto dell’autore. Tessere di specchio che offrono bagliori che paiono rubati alle stelle, destinati a ritornare sabbia, risorgono qui per incorniciare altri specchi, per offrire inediti riflessi e dare una nuova intrigante doppiezza.
    Cristina Morozzi
    Milano Settembre 1997